Pubbliche Relazioni: una questione di passione


Le PR sono una novità per Conzepta. Da circa un anno siamo in grado di fornire anche questo servizio ai nostri clienti. Grazie al nostro nuovo ufficio di Milano e ad un network internazionale di uffici di PR di cui facciamo parte, siamo organizzati al meglio per offrire servizi qualificati nelle PR in Italia e all’estero, sia online che offline. E in questo ambito organizziamo regolarmente dei workshop con i nostri partner, coi giornalisti e anche coi clienti per scambiarci punti di vista sulle attuali sfide nel mondo delle pubbliche relazioni. 

In un workshop recente, si è discusso molto di comunicazione b2b e di passione. Una parola, “passione”, a quanto pare piuttosto incriminata al di fuori dell’Italia, sia agli occhi dei clienti, che di chi lavora in agenzia.

È inflazionatissima sul curriculum degli aspiranti account o designer, che sperano di fare colpo in sede di colloquio col loro amore per la comunicazione, da leggersi come stacanovismo e dedizione totale al datore di lavoro.

Così come abbonda nelle presentazioni di new business di agenzie piccole o grandi, che si dicono tutte indistintamente roventi di passione. A scapito della credibilità e dell’efficacia di quella stessa affermazione.

D’altro canto, in un contesto professionale, la passione può persino essere scambiata per mancanza di lucidità e di self-control, che in gergo aziendale significa non saper lavorare per obiettivi e/o in un team.

Per chi come me proviene dal mondo delle pubbliche relazioni, fare questo mestiere senza passione sembra un’eresia. Non perché mi debba necessariamente innamorare dei connettori per le schede madri, ed impazzire per un assale da trattore, mostrando entusiasmo anche per tubi e materiali da costruzione, così come per qualsiasi altro prodotto e settore di mercato. Bensì perché le pubbliche relazioni si basano sulla costruzione, sul mantenimento e sul miglioramento di relazioni appunto, e quindi sono incentrate sulle persone, anziché sulle aziende e sui loro prodotti.

Avere passione nelle pubbliche relazioni può fare la differenza. Non è solo una questione di empatia coi giornalisti o di stacanovismo. Significa costruire i comunicati non come l’addetto stampa che deve celebrare per forza l’eccellenza del proprio cliente, ma come una persona bene informata che coglie i reali vantaggi o la curiosità di ciò che il proprio cliente fa. Significa personalizzare ogni singolo contatto coi giornalisti, perché ciascuno di loro è diverso, sta lavorando ad una rubrica o ad un pezzo differente dagli altri, ha le sue idiosincrasie, i suoi interessi particolari, il suo modo di leggere la realtà. Sì la passione può fare la differenza.

Soprattutto ora che la maggior parte delle campagne di comunicazione prevede l’utilizzo dei social media. E i social media richiedono la personalizzazione dei contenuti, per intercettare l’interesse degli utenti. Blog, pagine Facebook, canali Youtube sono nati infatti per condividere delle passioni e si reggono su quelle. Ma in fondo anche lo scopo del marketing non è forse quello di conoscere il più possibile il proprio target, coinvolgerlo e intercettarne i bisogni o suscitarne di nuovi, facendo leva sulle sue emozioni?

© Alessia Di Domenico / PR Consultant Conzepta


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